Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

tel:+393807155735 /+39089873334

Separazione e divorzio

in Family
13. 01. 09
posted by: Super User
Visite: 696

Lo studio legale garantisce assistenza nelle pratiche di separazione e divorzio

Lo studio legale si occupa:

  • dell'Assistenza Legale nelle Pratiche di Separazione e Divorzio,
  • di Revisione delle Condizioni di Separazione e di Divorzio,
  • di Mediazione Familiare,
  • di Affidamento di Minori,  di problematiche attinenti alla Famiglia di Fatto,
  • della Regolamentazione  della Potestà Genitoriale nel caso di Conflittualità tra i Genitori Naturali.

 

Cosa Si Intende per Separazione

Con il termine separazione legale, secondo quanto stabilito dalla legislazione italiana, si intende l’atto con cui vengono sospesi gli effetti del matrimonio, ma non viene inteso finito il rapporto matrimoniale. Con la separazione legale che può essere di tipo consensuale (di comune accordo tra i coniugi e convalidata dal Giudice) o giudiziale (che si ottiene con sentenza del Giudice quando i coniugi non sono d’accordo tra loro) risultano sospesi gli adempimento dei doveri tra i due coniugi, fatti salvi i doveri di rispetto e assistenza reciproca.

La sospensione degli adempimenti coniugali che si ottiene con la separazione è infatti collegata all’eventuale riconciliazione tra i coniugi o nell’attesa di un pronunciamento di divorzio.

Si parla inoltre di separazione di fatto nei casi in cui, senza l’intervento di un Giudice, uno dei due coniugi, in modo completamente unilaterale, di sua volontà o per accordo si sia allontanato dal tetto coniugale.

Giuridicamente le norme che disciplinano la separazione legale sono contenute negli articoli dal 150 al 158 del Titolo VI (Del Matrimonio) Capo V (Dello scioglimento del matrimonio e della separazione dei coniugi) del Libro I (Delle persone e della famiglia) del Codice Civile.

Cosa si Intende per Divorzio

Con il termine divorzio, introdotto la prima volta nella legislazione italiana e disciplinato con legge n.898 del 1 dicembre 1970 e successivamente dalle modifiche apportate con la legge n.74 del 1987 e dall’art.149 del codice civile, viene legalmente pronunciato lo scioglimento del matrimonio (nel caso di matrimonio con rito civile) o la cessazione degli effetti civili (nel caso il matrimonio sia stato concordatario cioè celebrato con rito religioso cattolico o di altra religione riconosciuta dalla Stato Italiano).

Differenze tra Separazione e Divorzio

Con l’istituzione del divorzio quindi, a differenza della separazione, non si sospendono gli effetti del matrimonio, ma si sciolgono, cioè cessano definitivamente, non esistono più né sul piano personale né sul piano patrimoniale.

Tabella Riassuntiva Differenze tra Divorzio e Separazione

SEPARAZIONE DIVORZIO
È temporanea. È definitivo.
Sospende gli effetti del matrimonio, ma lo stato di coniuge è mantenuto.

Scioglie il matrimonio celebrato con rito civile o gli effetti civili del matrimonio religioso concordatario.

 Non esiste più con il divorzio lo status di coniuge e ci si può risposare. La donna perde il cognome del marito.

Determina cambiamenti della situazione personale patrimoniale tra moglie e marito quali ad esempio:
  • questioni patrimoniali: si scioglie la comunione dei beni e diritti successori (coniuge separato è equiparato al non separato)
  • diritto al mantenimento per l’ex-coniuge
  • assegnazione della casa di famiglia
  • affidamento dei figli e loro mantenimento
La sentenza di divorzio stabilirà le condizioni per:
  • questioni patrimoniali
  • assegnazione della casa di famiglia
  • affidamento della prole

 

DOMANDE E RISPOSTE / SEPARAZIONE E DIVORZIO

  • Quando può aversi la separazione con addebito?

Nel pronunciare la separazione, ove ricorrano specifiche circostanze e se richiesto da una delle parti, il Giudice può dichiarare a quale dei due coniugi sia addebitabile la separazione.

L'addebito assume rilevanza pratica e sostanziale per ciò che riguarda il diritto successorio (art. 548 e 585 c.c.) e la determinazione dell'assegno di mantenimento (art. 156 c.c.).

Costituiscono fatti che possono condurre all'addebito della separazione quelli che ledono il dovere di lealtà, quali i maltrattamenti, l'omessa assistenza morale e materiale, l'abbandono ingiustificato della casa coniugale, puranche le vessazioni della suocera.

Secondo la giurisprudenza, l'adulterio, di per sé, non è causa di addebito, se non quando sia grave e notorio al punto da determinare discredito sociale in pregiudizio dell'altro coniuge.

  • Con quali modalità vengono affidati i figli?

L'accordo consensuale omologato, o la sentenza, stabiliscono a quale dei coniugi sono affidati i figli, unitamente alle condizioni e all'importo relativo al loro mantenimento a carico del coniuge non affidatario.

Per stabilire il coniuge affidatario è irrilevante l'eventuale dichiarazione di addebito, salvo che questa non sia scaturita per cause che riguardino il rapporto con i figli. In sede di separazione è anche possibile l'affidamento congiunto o alternativo, potendosi applicare analogicamente l'art. 6 della L. 898/70 che disciplina l'affidamento dei figli in caso di divorzio.

Il tribunale stabilisce la misura ed il modo con cui il genitore non affidatario deve contribuire al mantenimento, all'istruzione e all'educazione dei figli, nonché le modalità di esercizio dei suoi diritti nei rapporti con essi.

Il genitore cui sono affidati i figli, salva diversa disposizione del tribunale, ha l'esercizio esclusivo della potestà su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal tribunale. Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui i figli non siano affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al tribunale quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.

L'obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli nati o adottati durante il matrimonio di cui sia stato pronunciato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili, permane anche nel caso di passaggio a nuove nozze di uno o di entrambi i genitori.

  • Con quali modalità vengono affidati i figli?

L'accordo consensuale omologato, o la sentenza, stabiliscono a quale dei coniugi sono affidati i figli, unitamente alle condizioni e all'importo relativo al loro mantenimento a carico del coniuge non affidatario.

Per stabilire il coniuge affidatario è irrilevante l'eventuale dichiarazione di addebito, salvo che questa non sia scaturita per cause che riguardino il rapporto con i figli. In sede di separazione è anche possibile l'affidamento congiunto o alternativo, potendosi applicare analogicamente l'art. 6 della L. 898/70 che disciplina l'affidamento dei figli in caso di divorzio.

Il tribunale stabilisce la misura ed il modo con cui il genitore non affidatario deve contribuire al mantenimento, all'istruzione e all'educazione dei figli, nonché le modalità di esercizio dei suoi diritti nei rapporti con essi.

Il genitore cui sono affidati i figli, salva diversa disposizione del tribunale, ha l'esercizio esclusivo della potestà su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal tribunale. Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui i figli non siano affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al tribunale quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.

L'obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli nati o adottati durante il matrimonio di cui sia stato pronunciato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili, permane anche nel caso di passaggio a nuove nozze di uno o di entrambi i genitori.

  • A quale dei due coniugi viene assegnata l'abitazione coniugale?

Gli art. 155 c.c. e l'art. 6 L. 898/70, stabiliscono il principio che l'abitazione nella casa familiare spetta di preferenza, e ove possibile, al genitore cui vengono affidati i figli, o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età e sino alla loro indipendenza economica. In ogni caso, ai fini dell'assegnazione, il giudice dovrà valutare le condizioni economiche dei coniugi e le ragioni della decisione e favorire il coniuge più debole. L'assegnazione, in quanto trascritta, è opponibile al terzo acquirente ai sensi dell'art. 1599 del codice civile.

L'assegnazione pertanto non è possibile a favore del coniuge non affidatario o in mancanza di figli. In tale ultimo caso la disponibilità dell'abitazione coniugale sarà discipinata sulla base delle normali regole sulla proprietà e sulla locazione.