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16. 05. 13
posted by: Super User
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Il proprietario può agire in giudizio, davanti all’autorità giudiziaria, nei confronti di chiunque violi il suo diritto, ottenendo dal giudice un provvedimento che ristabilisce d’autorità il diritto violato.
A difesa del diritto di proprietà sono previste dal codice specifiche azioni, dette azioni petitorie che sono:
L’azione di rivendicazione, l’azione negatoria, l’azione di regolamento dei confini e l’azione per apposizione dei termini.
Ne parliamo singolarmente.
L’azione di rivendicazione, disciplinata dall’articolo 948 del codice civile, è quindi possibile esclusivamente per chi, affermandosi proprietario, non vuole che si accerti questa sua qualità, ma vuole anche che la cosa sia recuperata da chi la detiene o possiede.
Si tratta di un proprietario che ha perso o non è riuscito mai a conseguire il possesso del bene.
L'azione è imprescrittibile perché è ugualmente imprescrittibile il diritto di proprietà, ma il proprietario potrebbe comunque non riuscire a raggiungere il suo scopo per effetto dell'usucapione che ha fatto acquistare il diritto ad altri.
Secondo il punto di vista processuale, il proprietario non deve essere in possesso della cosa che vuole recuperare, può proseguire l'azione anche se chi la possiede o la detiene non ha più la cosa; in questo caso il convenuto ex possessore o detentore deve recuperare la cosa o corrisponderne il valore, oltre il risarcimento del danno.
L’azione è imprescrittibile se

si tratta di bene immobile sono comunque salvi gli effetti della trascrizione (art. 2653 n. 1).
Il proprietario deve provare il suo diritto, elemento cruciale della azione di rivendicazione.
Chi afferma di essere il proprietario non dovrà provare che è divenuto tale in base ad un valido titolo di acquisto, ma dovrà anche provare che ha ricevuto il diritto da chi era effettivamente proprietario e, per far questo, sarà necessario provare che il vecchio proprietario aveva ricevuto il diritto da chi era effettivamente proprietario e così di seguito, in una catena di prove che dovrebbe giungere al primo ed incontestabile proprietario da cui è sorto a titolo originario il diritto di proprietà in contestazione nel processo.
L’azione negatoria, è disciplinata dall’articolo 949 del codice

16. 05. 13
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Il termine diritto identifica un sistema di regole finalizzato alla composizione dei conflitti di interesse che sorgono tra soggetti; queste regole sono correlate fra loro poiché concorrono insieme ad assolvere una funzione complessiva e perciò non operano mai in maniera isolata. Il sistema di regole del diritto non è l’unico esistente, ma anzi convive con altri, come quello che si basa sulla morale, sul buon costume o sulla religione; non sempre però, le regole di uno coincidono con le regole dell’altro.

Nella società in cui viviamo, bisogna distinguere fra i soggetti investiti del potere di creare il diritto e quelli investiti del potere di applicare il diritto ; il primo è affidato allo  Stato (parlamento e governo), alla

Comunità economica europea (consiglio), alle Regioni ed Enti locali (consigli regionali, provinciali e

comunali), mentre il secondo è affidato ad organi separati, quali l’Autorità giudiziaria e la Corte di giustizia . In altre società, troviamo invece forme diverse di organizzazione, come ad es. il sistema di

common law dove l’Autorità giudiziaria crea e applica il diritto. Il diritto presenta la caratteristica della

relatività , in quanto i sistemi di regole mutano nel corso del tempo e si diversificano nello spazio, e quella della coercibilità , poiché oltre a prescrivere e proibire comportamenti, il diritto impone l’osservanza delle proprie regole (sanzioni corrispondenti alle violazioni di regole e norme).

Per quanto riguarda la legittimazione del diritto, da un punto di vista formale, si può dire legittimato dalle

autorità che lo creano e lo applicano , mentre da un punto di vista sostanziale, è legittimato dal consenso della maggioranza di coloro che vi sono sottoposti, in quanto il diritto è espressione della società in cui vige. 

16. 05. 13
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La locazione è il contratto con il quale una parte (tecnicamente definita “locatore”, ma nota anche come “padrone di casa”, “proprietario” o simili) si obbliga a far godere un bene (sia mobile che immobile) all'altra (tecnicamente “conduttore” o “locatario”, anche se, nel linguaggio corrente, è spesso chiamato “inquilino”, o “affittuario”), per un periodo di tempo determinato, in cambio di un corrispettivo in denaro. Per quanto concerne le principali note caratteristiche del contratto di locazione, merita di essere subito evidenziato che si tratta, sotto il profilo della formazione del negozio, di un contratto “consensuale”, in quanto l’iter di perfezionamento è del tutto concluso già al momento del valido scambio del consenso e del conseguente raggiungimento dell’accordo, senza necessità di una consegna materiale della cosa (al contrario dei contratti “reali”, come il comodato, in cui la datio rei è elemento essenziale in tal senso). Sotto altro profilo, la locazione è un contratto “a effetti obbligatori”, poiché da esso non deriva l’acquisizione in capo al destinatario di alcun diritto reale sul bene, bensì semplicemente il diritto di godere e di usare quel bene per un tempo determinato e solo per l’uso consentito e specificato nel contratto medesimo.

16. 05. 12
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Tariffe dello Studio Legale Buonocore

I compensi per l' attività svolta vengono quantificati sulla base delle tariffe professionali così come approvate dal consiglio nazionale forense. La parcella viene redatta dall' avvocato dopo la chiusura della pratica. In essa sono indicatele spese sostenute ed i compensi dovuti, oltre che il 4% (da calcolare sulla somma di compensi e spese imponibili) per il contributo alla cassa di previdenza ed il 22% (da calcolare sulla somma di compensi, spese imponibili e contributo previdenziale) per l' I.V.A. L' importo delle competenze (diritti e onorari), varia a seconda del valore della pratica.

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